Ti sei mai chiesto cosa accade quando il DNA smette di essere “la ricetta della vita” e diventa un codice da decifrare, controllare o persino riscrivere?


Questa non è una semplice cronaca di ricerca scientifica. È la storia documentata di intersezioni tra genomica, crittografia, finanza globale e geopolitica. Una rete di relazioni che, se osservata nel suo insieme, suggerisce una domanda più grande: chi controlla il codice, biologico o digitale, controlla anche il potere?


E quando quel potere si muove tra università d’élite, miliardari, governi e fondazioni private, il confine tra innovazione e influenza strategica diventa meno nitido.



Il filo rosso: “hackerare” il vivente


Nei documenti e nelle email rese pubbliche negli anni emerge un’idea ricorrente: trattare la biologia come un sistema informativo.


Se le cellule comunicano, esiste un linguaggio.

Se esiste un linguaggio, esiste un segnale.

E se esiste un segnale, può essere intercettato.


Diversi scienziati coinvolti in ricerche di frontiera su CRISPR, targeting dell’RNA e genomica sintetica descrivono il DNA in termini computazionali: codice, editing, programmazione. Non è solo una metafora. È un paradigma.


Secondo corrispondenze interne rese pubbliche in procedimenti giudiziari e inchieste giornalistiche, Jeffrey Epstein mostrava un interesse insistente verso l’idea di comprendere e “decodificare” i segnali biologici, parlando in alcuni casi di intercettazione della comunicazione cellulare.


Qui non siamo nel campo della fantascienza. Siamo nel campo dell’ingegneria biologica.



La porta d'ingresso: MIT, Skolkovo e la cooperazione russo-americana


La vicenda si sposta all’inizio del 2010. Gennaio: Ilya Ponomarev, membro della Duma, contribuisce a organizzare una visita al MIT per una delegazione di funzionari russi. L’obiettivo ufficiale è favorire la cooperazione tra startup russe e istituzioni tecnologiche statunitensi.


Tra i partecipanti figura Vladislav Surkov, allora vice dell’ex presidente Dmitrij Medvedev. Nel materiale citato, Surkov viene descritto come impegnato nella definizione di una fase successiva dell’evoluzione politica russa, un tema che, nel dibattito pubblico dell’epoca, includeva riflessioni su pluralismo e stabilità istituzionale.


Dopo la visita, secondo il racconto riportato, Surkov propone a Ponomarev un ruolo di consulenza per il trasferimento tecnologico legato alle iniziative di Viktor Vekselberg, imprenditore russo con interessi internazionali e fondatore del centro di innovazione Skolkovo. Skolkovo viene spesso definito la “Silicon Valley russa”: un polo tecnologico sostenuto anche da capitali pubblici e gestito attraverso una fondazione no-profit.


Con il contributo di Ponomarev, prende forma lo Skolkovo Institute of Science and Technology (Skoltech), sviluppato in partnership con il MIT. Secondo fonti pubbliche, l’accordo prevede finanziamenti significativi, stimati nell’ordine di centinaia di milioni di dollari, destinati a programmi di ricerca congiunti.


Nel materiale vengono citati meccanismi di condivisione di proprietà intellettuale, inclusi ambiti legati a CRISPR, targeting dell’RNA e tecnologie diagnostiche basate su effettori di RNA. Tali accordi rientrano nelle prassi tipiche delle collaborazioni accademiche internazionali ad alto contenuto tecnologico.


Il punto rilevante non è l’esistenza di un progetto occulto — per il quale non emergono prove — ma la natura strategica delle tecnologie coinvolte. Biotecnologia, proprietà intellettuale e trasferimento tecnologico sono settori che, per definizione, hanno implicazioni economiche e geopolitiche oltre che scientifiche.


In questo senso, la scienza non è soltanto ricerca di laboratorio.

È anche infrastruttura di innovazione, capitale e competizione globale.



Epstein e la genomica: interesse strategico e reti scientifiche


A questo punto entra in scena Jeffrey Epstein.


Nel materiale viene descritto come profondamente interessato alla terapia genica e alle tecnologie di estensione della vita, un interesse che, nel tempo, si traduce in finanziamenti, contatti accademici e coinvolgimento diretto in discussioni scientifiche.


Dicembre 2006: Ghislaine Maxwell invita Sergey Brin e Anne Wojcicki a Little St. James Island. Wojcicki è cofondatrice di 23andMe, società di genomica personale focalizzata sull’analisi del DNA dei consumatori. In uno scambio riportato, Maxwell incoraggia Epstein a coltivare il rapporto, sottolineando l’importanza della mappatura genetica. Letta oggi, la frase segnala l’attenzione verso un settore emergente in cui dati biologici, tecnologia e capitale privato si intersecano.



Nello stesso periodo, Epstein entra in contatto con genetisti di Harvard, tra cui George Church e Gary Ruvkun. In una comunicazione citata nel materiale, a chi esprime dubbi sulla natura “troppo insolita” di alcuni temi, viene attribuita a Epstein la risposta: “Il mecenate non ha limiti”. La frase, se autentica, suggerisce una disponibilità a sostenere ricerche di frontiera anche quando controverse.


Dopo il 2010, Epstein finanzia progetti collegati alla ricerca sull’editing genetico, incluso l’ambito CRISPR. Quando Church è coinvolto in polemiche pubbliche per dichiarazioni sulla clonazione, nelle email riportate emergono scambi in cui si discute della rapidità della ricerca e dei potenziali rischi reputazionali per il settore.


Non vi sono prove che Epstein abbia avuto un ruolo decisionale diretto nelle linee di ricerca accademica. Tuttavia, dai documenti emerge un coinvolgimento attivo: non solo donazioni, ma partecipazione a conversazioni, tentativi di connessione tra ricercatori e interesse per l’evoluzione dei progetti.


La traiettoria che si delinea non è quella di un finanziatore passivo.

È quella di un attore che cerca di posizionarsi nei punti in cui la scienza di frontiera incontra il capitale.



Il preventivo del futuro: longevità, cellule staminali, “pacchetti completi”


A metà della vicenda emerge un dettaglio che sposta il piano dell’analisi: la ricerca diventa personale.


Secondo il materiale citato, Joe Thakuria, collega di George Church alla Harvard Medical School, assiste Epstein nell’analisi del proprio genoma. In una comunicazione del giugno 2014 viene menzionata una fattura di 193.400 dollari per un “pacchetto completo” relativo alla modifica di cellule staminali adulte con finalità dichiarata di “aumentare la longevità”. In quello stesso scambio compare l’osservazione che, qualora l’intervento fosse stato realizzato, il soggetto sarebbe stato tra i pochissimi al mondo ad aver accesso a una procedura di quel tipo.


Non risultano evidenze pubbliche che tale intervento sia stato effettivamente eseguito.


La questione che emerge non è tanto biografica quanto regolatoria: quando la ricerca genetica si avvicina alla possibilità di interventi individuali su cellule staminali adulte, il confine tra terapia sperimentale, prevenzione e potenziamento diventa oggetto di dibattito etico e scientifico.


Nello stesso periodo, secondo quanto riportato, Epstein tenta di facilitare un incontro tra George Church e Bill Gates per discutere di anti-invecchiamento e “fabbricazione genetica”. Parallelamente, vengono descritte donazioni al MIT Media Lab e finanziamenti a progetti collegati a ricerche di frontiera, incluse iniziative connesse a Skoltech.