Riassunto in poche parole
Il nuovo film di Steven Spielberg, Disclosure Day, segna un ritorno diretto e maturo del regista al tema del contatto con un’intelligenza non umana, ma lo fa evitando completamente la narrazione classica dell’invasione aliena. Il film, atteso per giugno 2026, affronta il concetto di “disclosure” come processo storico, politico e culturale: non l’arrivo degli alieni, ma il momento in cui una verità non umana diventa impossibile da negare. Attraverso segnali anomali, alterazioni del linguaggio, reazioni ambientali e comportamenti sincronizzati, Disclosure Day suggerisce un contatto che avviene come campo informativo e non come presenza fisica. L’essere umano non viene invaso, ma attraversato da un messaggio che utilizza il linguaggio, i media e i sistemi cognitivi come interfaccia. In un contesto storico segnato da audizioni ufficiali sugli UFO/UAP, documenti declassificati e normalizzazione del tema nei media, il film appare perfettamente allineato al clima culturale attuale. Spielberg non racconta la scoperta degli alieni, ma l’epoca in cui l’idea che “non siamo soli” smette di essere marginale e diventa una pressione costante sul sistema umano. Disclosure Day si configura così come una fantascienza profondamente contemporanea, incentrata sull’informazione, sul controllo della verità e sull’impatto che una rivelazione globale avrebbe sulle istituzioni e sulla società.
