Cos’è davvero "IA sovrana"
Quando parliamo di IA sovrana, non intendiamo soltanto l’uso dell’intelligenza artificiale da parte di un Paese. Si tratta piuttosto della capacità di controllare l’intera catena di valore: dati, calcolo, modelli, talenti e regole. In altre parole, significa poter disporre di cloud e data center sul proprio territorio, avere accesso garantito a GPU, ASIC e supercomputer, addestrare modelli su dati locali, formare competenze interne e costruire un quadro normativo che rifletta valori e priorità nazionali. È un obiettivo al tempo stesso tecnico e politico, perché tocca la competitività economica, la sicurezza nazionale, la resilienza delle filiere e la possibilità di imporre regole a difesa dei propri interessi.
Stati Uniti: la sovranità come egemonia di ecosistema
Gli Stati Uniti hanno un approccio particolare alla sovranità dell’IA: non puntano a un’autarchia stretta, ma a un primato di ecosistema. Washington lavora per mantenere il controllo sui nodi critici della supply chain globale – chip, software, cloud, standard – e al tempo stesso per orientare le regole e il ritmo dell’innovazione. La strategia parte dalla ricerca pubblica.
Nel 2024 è stato avviato il programma NAIRR, che mette a disposizione di università e centri di ricerca calcolo, dataset e modelli in modo coordinato. Questo consente di allargare l’accesso a risorse che fino a poco tempo fa erano dominio esclusivo delle Big Tech, creando una massa critica domestica di talenti e progetti.
Un secondo asse riguarda gli standard. Presso il NIST è stato fondato l’AI Safety Institute, che nel 2025 si è trasformato nel Center for AI Standards and Innovation (CAISI). Qui vengono definiti i protocolli di valutazione e i benchmark per la sicurezza: controllare questi strumenti significa anche influenzare le regole del gioco a livello globale. Parallelamente, con il CHIPS and Science Act
