Introduzione


Negli ultimi giorni la cronaca internazionale è stata monopolizzata dalla notizia dello sconfinamento di alcuni presunti droni “russi” nello spazio aereo polacco e romeno. Presunti perché, al momento, la loro attribuzione resta incerta: non esistono numeri seriali o componenti identificativi che permettano di stabilirne con certezza l’origine. Nessuna prova dimostra che i modelli recuperati in Polonia fossero armati, mentre in Romania le ricerche sono ancora in corso. Nonostante ciò, la cornice mediatica si è costruita rapidamente: Mosca è accusata di aggressione, Varsavia invoca l’Articolo 4 della NATO e Bruxelles rilancia programmi di difesa miliardari. Il risultato è un clima di tensione crescente, che rafforza la spinta al riarmo europeo.



Cosa sappiamo sugli incidenti


  1. Romania (13 settembre): il Ministero della Difesa ha segnalato la presenza di un drone sui radar, inviando F-16 a monitorarlo fino alla scomparsa del segnale vicino a Chilia Veche. Nessuna attribuzione formale, ricerche di eventuali rottami ancora in corso.