Lo scenario


Immagina di vivere in uno stato americano colpito da un uragano, un’alluvione o un terremoto. In quei momenti disperati, la gente non pensa a politica o ideologia: ha bisogno di aiuto, di fondi per ricostruire case, ospedali, strade, per garantire cibo e acqua alle famiglie. Eppure, negli Stati Uniti, il governo federale ha cercato di collegare proprio quei fondi vitali a una questione politica: la posizione sul boicottaggio di Israele.



Cosa è successo


All’inizio di agosto 2025, il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), che coordina le politiche di sicurezza e di risposta alle emergenze negli Stati Uniti, ha pubblicato dei documenti relativi ai fondi della FEMA (Federal Emergency Management Agency). Questi fondi sono essenziali: servono a coprire spese per la prevenzione e la gestione dei disastri naturali, come uragani, incendi, inondazioni o terremoti.


Dentro quei documenti, però, compariva una clausola inaspettata e controversa: per poter ricevere i finanziamenti, stati e città avrebbero dovuto certificare di non boicottare Israele né aziende israeliane. Non si trattava di una nota marginale, ma di un requisito ufficiale inserito tra le “condizioni di eleggibilità”.


In pratica, se un governo locale avesse deciso di sostenere il movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions) – nato per esercitare pressione economica e politica su Israele affinché ponga fine all’occupazione dei Territori Palestinesi e rispetti i diritti dei palestinesi – avrebbe rischiato di essere escluso dall’accesso a miliardi di dollari di fondi federali