Il documentario che smonta l’immagine di Benjamin Netanyahu pezzo dopo pezzo
The Bibi Files non è solo un documentario: è una detonazione politica. Un archivio visivo che espone ciò che per anni è rimasto nascosto dietro i muri del potere israeliano. Non si tratta di ricostruzioni, ma di migliaia di ore di interrogatori ufficiali — registrazioni reali, girate dalla polizia, oggi trasformate in un’opera che rivela dinamiche di potere, corruzione e manipolazione mediatica mai viste prima. Fin dai primi minuti è evidente che Alexis Bloom e il team produttivo di Alex Gibney non hanno intenzione di “raccontare” Netanyahu. Lo mostrano. E nel farlo, demoliscono l’aura di intoccabilità che ha accompagnato il premier più longevo della storia israeliana.

Le registrazioni segrete che Israele non voleva divulgare
La forza del documentario sta nella natura stessa del materiale: oltre mille ore di filmati in cui Netanyahu, la moglie Sara, il figlio Yair e i collaboratori più stretti rispondono alle domande della polizia israeliana. Sono riprese crude, asciutte, prive di colonna sonora, che mostrano un leader abituato a comandare improvvisamente costretto a giustificare anni di rapporti opachi, regali, favori e interferenze politiche. Questa è la prima vera pistola fumante. Non una testimonianza riportata, non un leak parziale, ma Netanyahu davanti agli investigatori mentre fallisce nel dare spiegazioni convincenti. Lo si vede innervosirsi, confondersi, contraddirsi. Il potere, spogliato della retorica, mostra finalmente la sua fragilità.
