Riassunto in poche parole
La fissione e la fusione nucleare sono due tecnologie spesso confuse ma profondamente diverse. La fissione, usata nelle centrali nucleari tradizionali, produce energia spezzando atomi pesanti come uranio e plutonio, generando però scorie radioattive a lungo termine, alti costi di gestione e rischi sistemici, come dimostrato da Chernobyl e Fukushima. La fusione nucleare funziona al contrario: unisce nuclei leggeri di idrogeno, riproducendo il processo che alimenta le stelle. È intrinsecamente più sicura, non produce CO₂, non genera scorie persistenti e utilizza combustibili abbondanti come il deuterio presente nell’acqua marina. Per questo viene considerata una possibile svolta epocale per il futuro energetico globale, capace di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e di ridisegnare gli equilibri geopolitici mondiali. La ricerca sulla fusione è già avanzata e coinvolge governi e grandi centri scientifici. In questo contesto si colloca la morte violenta di Nuno Loureiro, fisico dei plasmi del MIT impegnato in studi chiave sulla fusione, ucciso negli Stati Uniti in circostanze ancora oggetto di indagine. Senza trarre conclusioni forzate, il caso richiama l’attenzione sugli enormi interessi economici e strategici legati a una tecnologia potenzialmente in grado di cambiare il sistema energetico globale.
